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martedì, 15 gennaio 2008
Bozone a chi?

L'affanno è tanto, il tempo è poco, ma qualche minuto per quattro sane risate non si nega a nessuno... Mi è arrivato tramite una lista di traduttori, ma perché tenerlo solo per noi? (Thanks, Su!)

Here is the Washington Post's Mensa Invitational, which once again  asked readers to take any word from the dictionary, alter it by  adding, subtracting, or changing one letter, and supply a new definition. Here are the winners:

1. Cashtration (n.) The act of buying a house, which renders the subject financially impotent for an indefinite period of time.
2. Ignoranus: A person who's both stupid and an *******.
3. Intaxication: Euphoria at getting a tax refund, which lasts until you realize it was your money to start with.
4. Reintarnation: Coming back to life as a hillbilly.
5. Bozone (n.): The substance surrounding stupid people that stops bright ideas from penetrating. The bozone layer, unfortunately, shows little sign of breaking down in the near future.
6. Foreploy: Any misrepresentation about yourself for the purpose of getting laid
7. Giraffiti: Vandalism spray-painted very, very high
8. Sarchasm: The gulf between the author of sarcastic wit and the person who doesn't get it.
9. Inoculatte: To take coffee intravenously when you are running late.
10. Osteopornosis: A degenerate disease. (This one got extra credit.)
11. Karmageddon: It's like, when everybody is sending off all these really bad vibes, right? And then, like, the Earth explodes and it's like, a serious bummer.
12. Decafalon (n.) The gruelling event of getting through the day consuming only things that are good for you
13. Glibido: All talk and no action.
14. Dopeler Effect: The tendency of stupid ideas to seem smarter when they come at you rapidly.
15. Arachnoleptic Fit (n.) The frantic dance performed just after you've accidentally walked through a spider web.
16. Beelzebug (n.) Satan in the form of a mosquito, that gets into your bedroom at three in the morning and cannot be cast out.
17. Caterpallor (n.) The color you turn after finding half a worm in the fruit you're eating.

The Washington Post has also published the winning submissions to its yearly contest, in which readers are asked to supply alternate meanings for common words. And the winners are:

1. coffee, n. the person upon whom one coughs.
2. flabbergasted, adj. appalled by discovering how much weight one has gained.
3. abdicate, v. to give up all hope of ever having a flat stomach.
4. esplanade, v. to attempt an explanation while drunk.
5. willy-nilly, adj. impotent.
6. negligent, adj. absentmindedly answering the door when wearing only a nightgown.
7. lymph, v. to walk with a lisp.
8. gargoyle, n. olive-flavored mouthwash.
9. flatulence, n. emergency vehicle that picks up someone who has been run over by a steamroller.
10. balderdash, n. a rapidly-receding hairline.
11. testicle, n. a humorous question on an exam.
12. rectitude, n. the formal, dignified bearing adopted by proctologists.
13. pokemon, n. a Rastafarian proctologist.
14. oyster, n. a person who sprinkles his conversation with Yiddishisms.
15. Frisbeetarianism, n. the belief that, after death, the soul flies up onto the roof and gets stuck there.
16. circumvent, n. an opening in the front of boxer shorts worn by Jewish men.
17. Ocular-rectalitis, n.
a person with a shitty outlook on life

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mercoledì, 12 dicembre 2007
Crederci non ci credo, però...

...giuro che sarei proprio curiosa :

Pochi sanno che nel quindicesimo secolo Budda fu santificato dalla chiesa cattolica. Ufficialmente fu chiamato san Josaphat, nome derivato dalla parola bodhisattva: in sanscrito indica una persona che ha deciso di raggiungere l’illuminazione e mostra grande compassione verso gli altri esseri viventi. In pratica, tutti i dettagli della vita di Josaphat (come viene raccontata dalla chiesa) corrispondono alla leggenda del Budda. Prevedo che nelle prossime settimane succederà qualcosa di simile nella tua vita, Acquario. Riceverai un riconoscimento che sembrerà piuttosto fortuito o che giungerà da una fonte inaspettata. Come il Budda, meriterai ampiamente questo onore, anche se all’inizio ti sembrerà incomprensibile.

da qui

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domenica, 02 dicembre 2007
Do I dare disturb the universe?

Secondo il ben noto principio per cui a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria...:

Telefono.
«Ciao, come stai? Tutto bene con il lavoro?»
«Bene, tutto a posto. E tu?» [sospetta, mooolto sospetta questa insolita telefonata "di controllo"]
«Ci sarebbe un problemino...» [appunto, e quando aleggiano i diminutivi, di solito sono grane stratosferiche]
«Sai, l'autore del libro che era in consegna per marzo, quello del Sonasegastan...»
«Sì?» ["era" in consegna?]
«Viene a Torino per la fiera.»

Ettepareva. Il resto è ovvio, non c'è neppure bisogno che continui. Anticipare lancio, anticipare uscita, anticipare consegna, celafaivero? dimmichecelafaitiprego.
Ma certo! Tanto le cinquecentopagine su cui sto lavorando adesso non sono mica urgenti, no? Quindi se sparisco per un po', niente di grave, finisco di dividere il mar rosso, moltiplico un tot di pani e pesci che non si sa mai chi arriva per cena, e faccio 'sta traduzioncina al volo, eh? Che ci vuole?

Così abbiamo rimesso tutto a posto e non rischiamo di turbare l'immutabile armonia dell'universo, uno a uno e palla al centro. And indeed there will be time...

P.S.: questa volta l'editor è bruna...

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martedì, 20 novembre 2007
Idiosincrasie

Sì, lo so che ormai sono entrate nell'uso comune (ma basta questa, come giustificazione?), so anche che ormai i dizionari le attestano tranquillamente in questo senso, ma che intrigante venga usato come traducente di intriguing (accattivante, che attrae, incuriosisce) e che realizzare si usi allo stesso modo di to realize (rendersi conto) continua a farmi lo stesso effetto di un'unghia sulla lavagna.

Sarò anche una vecchia bacucca acida e stizzosa, me ne farò una ragione, ma per quanto mi riguarda un intrigante continua a essere una sgradevole persona che ordisce intrighi e si impiccia degli affari altrui, e realizzare vuol dire attuare, tradurre in realtà. Quanto agli altri usi e abusi, me ne rendo conto e mi incuriosisco, ma giammai li "realizzerò"* o li troverò "intriganti". Augh, ho detto!

* anche perché poi nelle podotraduzioni (= traduzioni fatte coi piedi da pseudoitaliano a fintoinglese) vengono fuori perle come «this dress can be realized also in green...» oppure «this matter is really intrigant...».

Postato da: prablog a 12:13 | link | commenti (5) |
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venerdì, 09 novembre 2007
Ma l'avete visto questo?

Non che c'entri molto con i soliti argomenti di cui si chiacchiera qui, ma  questo è semplicemente geniale, per chiunque pensi che i cataloghi sono pallosi!

(via Bombasicilia)

Postato da: prablog a 12:51 | link | commenti (4) |
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giovedì, 18 ottobre 2007
A proposito di titoli...

Croce e delizia di editori, traduttori e lettori. A volte azzeccati, a volte francamente inspiegabili, a volte alla bieca ricerca di un facile effetto: scagli la prima pietra chi non si è mai trovato di fronte a un titolo che lascia perplessi.

Ne parla Marco D'Eramo sul Manifesto di ieri, 17 ottobre.

P.S. L'articolo resta online per una settimana: chi fosse interessato a leggere il testo completo dopo tale data faccia un fischio.

Piccola nota critica (che mi potevo anche risparmiare). Parlando di titoli di film, D'Eramo scrive: "
Basta sfogliare alle lettere A e B il dizionario dei film Morandini per avere un'idea dell'involontaria comicità di queste alterazioni. Ecco di seguito un breve scampolo (di una lista infinita) di titoli alterati. Così All of me («Tutto di me») diventa Ho sposato un fantasma; [...] The Best Man («L'uomo migliore»)" .
Be', non proprio, basta dare un'occhiata alla trama di The Best Man per accorgersi che "In occasione del matrimonio di un loro compagno di college si riunisce un gruppo di amici. Harper Stewart, che sarà uno dei testimoni..." e guarda caso Best Man, oltre che L'uomo migliore (o magari "Il migliore", ma quello c'era già, era The Natural, con Robert Redford) vuol dire "Il testimone" (dello sposo).

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mercoledì, 17 ottobre 2007
c'è, ho le prove

Telefono.
«Ciao, come va?»
«Oh, ciao, che piacere! Io tutto bene, e tu? Tornata dalla fiera con la sporta piena?»
«Sì, sì, poi ti dico, ho qualcosa di buono anche per te.»
«Ottimo!»
«Però prima volevo avvisarti che abbiamo deciso di posticipare l'uscita di XYZ, quindi se ti fa comodo prenderti un mesetto in più per la traduzione, fai pure senza problemi. Ho preferito dirtelo subito perché non voglio farti fare le corse per niente. Ciao ciao, poi ci sentiamo con calma per le cose nuove.»

Dio c'è. È alta, bionda, e fa l'editor.

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domenica, 07 ottobre 2007
Urbino: scrittura, traduzione, sinapsi

A Urbino non ho preso appunti, volutamente. Ho ascoltato, immagazzinato, ruminato, digerito, eliminato le scorie eliminabili, distillato l’interessante. Risultato: impressioni, pezzi di riflessioni, brandelli di discorsi, annotazioni mentali sparse che sedimentano e risbucano fuori quando e come vogliono.

Oggi sono capitata su questo articolo di M. T. Carbone e da lì su questo di Stephen King (che come autore può piacere o non piacere, ma quando riflette sulla scrittura è sempre interessante: consiglio vivamente il suo On Writing).

Per preparare l’antologia  The Best American Short Stories 2007, King ha letto una bella mole di racconti e, oltre a quelli giudicati “great stories” e pertanto inclusi nella raccolta, gliene sono toccati molti apparentemente “written for editors and teachers rather than for readers”, che pur non essendo “morti” sembravano quanto meno “asfittici e autoreferenziali”.

Riflessione che non limiterei ai racconti, ma che può adattarsi a molti dei testi che capitano sott’occhio per lavoro (qualcuno l’ho pure tradotto, altri me li hanno proposti ma fortunatamente ho potuto rifiutarli e passare ad altro). Proprio l’altro giorno una collega, che aveva appena finito di leggere un libro da tradurre prossimamente e stava cominciando a leggerne un altro, commentava: “Quello pareva il compitino finale di un corso di scrittura creativa... quest’altro pare scritto dall’insegnante dello stesso corso”.

Ecco, spesso non si possono definire brutti: la storia regge, linguaggio e stile sono accettabili, senza infamia e senza lode, probabilmente venderanno anche quel minimo di copie che permette all’editore di far pari e di guadagnarci pure qualcosa, ma... sembrano dei compitini, fatti un po’ con lo stampo, per accontentare tutti.

E per tornare a Urbino (sì, l’ho presa un po’ alla larga ma che ci posso fare, ho delle sinapsi poco dirette) mi è tornata in mente una riflessione sugli automatismi dei traduttori, credo di Susanna Basso, ma non avendo preso appunti non ci potrei scommettere, e forse non è neppure quello che ha detto lei, ma quello che io ho distillato in proprio da quello che lei ha detto (non solo poco dirette, pure schizoidi). In pratica, quando si traduce e magari si riesce a fatica a trovare la resa migliore per quella certa frase o addirittura per quella certa parola, magari un po’ ostica, che ci ha fatto penare per venirne a capo, si tende poi ad archiviare quella soluzione apparentemente così “ideale” in una casellina mentale, pronti a riscodellarla come una minestra riscaldata a ogni occorrenza di quella frase/parola, a volte senza badare troppo al  diverso contesto o autore in cui si ripresenta. Se capita raramente, poco male. Se le soluzioni preconfezionate diventano eccessive, la lingua della traduzione rischia di diventare anch’essa un compitino fatto con lo stampo, non orrenda, non sbagliata, ma senza dubbio sciapa. Occhio: sto parlando di sfumature e sensazioni, non di traduzioni fatte palesemente male o palesemente fuori registro. Quelle sono semplicemente brutte e stop.

E con un altro balzo delle sinapsi, questo porta a riflettere su altri discorsi orecchiati a Urbino, sull’influsso che l’italiano delle traduzioni ha di fatto avuto sugli scrittori che si sono formati non sui testi originali dei grandi autori stranieri moderni, ma soprattutto sulle loro traduzioni. Il giallista italiano X, che ha uno stile “alla Chandler”, in realtà sta scrivendo come Chandler in traduzione italiana. Quello che scrive “come Hemingway” con tutta probabilità sta scrivendo come Hemingway tradotto dalla Pivano...

E questo porta a una scrittura italiana che spesso imita, o meglio orecchia e riecheggia le traduzioni italiane di autori stranieri.  Fino a utilizzare le parole “inventate” per tradurre termini o concetti prima inesistenti in italiano (basti pensare a “strizzacervelli” per “shrink” o “headshrink”, partorito se non sbaglio da Marisa Caramella per tradurre Erica Jong)

E questo porta anche a una grande responsabilità per traduttori ed editor di traduzioni: l’appiattimento, la normalizzazione alla ricerca di una banale e rassicurante “leggibilità” non solo mortificano e spianano picchi e burroni linguistici del testo, ma rischiano di avere lo stesso effetto anche sulla lingua degli autori che su quei gialli/romanzi/ si formano e si formeranno.

Qual è la conclusione? E chi ha detto che doveva esserci una conclusione? Così a occhio non c’è neppure un filo logico. Sinapsi in libertà.

Postato da: prablog a 12:46 | link | commenti (4) |
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mercoledì, 20 giugno 2007
di rincorsa, come sempre...

Finito questo, iniziato quest'altro, lasciando giusto un giorno di riposo fra l'uno e l'altro. Sarà un'estate laboriosa, tanto per cambiare...
Ma forse una settimana di montagna riesco a infilarla, tanto per rinfrescarmi un po' le idee.

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martedì, 10 aprile 2007
Parlo arabo?

Ebbene sì, siccome negli ultimi tempi ho un sacco di tempo libero ... ho pensato bene di dedicarmi a un corso di arabo. In effetti era da parecchio che ci pensavo, la difficoltà era trovare un corso ragionevolmente ben fatto e possibilmente in zona.
Il tutto si è materializzato con il corso organizzato dalla Società per la biblioteca circolante di Sesto Fiorentino, che a partire da metà febbraio mi ha permesso di affrontare i primi rudimenti della lingua e della scrittura araba. Le difficoltà non mancano, ma l'insegnante (un arabista italiano) è molto bravo e l'argomento affascinante. Ho tutte le intenzioni di continuare: chissà, fra qualche decina d'anni potrei anche tradurre dall'arabo.

Nel frattempo, ho aggiunto sul mio del.icio.us una serie di link a vari siti dedicati alla lingua araba, alcuni già visitati, altri ancora da esaminare. Cresceranno in futuro, credo.
Segnalo anche un blog italiano nato da poco, dedicato alla Lingua Araba e già aggiunto anche nel blogroll.

Intanto, si riparte con le traduzioni.

Postato da: prablog a 16:20 | link | commenti (1) |
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