traduzioni, libri, parole
Anche quest'anno alla Fiera internazionale del libro di Torino alcuni incontri saranno dedicati al mondo della traduzione letteraria:
Venerdì 9 maggio 2008 - ore 14.00 - Pagoda
TRADURRE PER I RAGAZZI NON È UN GIOCO DA RAGAZZI
Fiammetta Giorgi (Mondadori Ragazzi), Beatrice Masini (Rizzoli), Paola Mazzarelli, Mariagrazia Mazzitelli (Salani)
Coordina: Ilide Carmignani
Sabato 10 maggio 2008 - ore 14.00 - Spazio Autori
QUAL È IL TUO NOME, BAMBOLA?
Il tradiano, il traduttese e l'italiano contemporaneo
Giuseppe Antonelli, Massimo Bocchiola, Giuliana Garzone, Giorgio Pinotti (Adelphi), Alberto Rollo (Feltrinellli),
Coordina: Ilide Carmignani
Sabato 10 maggio 2008 - ore 17.00 - Sala Rossa
EDOARDO SANGUINETI
Tradurre i classici
Domenica 11 maggio 2008 - ore 12.00 - Sala Azzurra
TULLIO DE MAURO
Sette tipi di traduzioni possibili
Si segnala inoltre:
Sabato 10 maggio 2008 - ore 12.00 - Padiglione 2 - Spazio Regione Puglia
Besa Editrice presenta il libro:
GLI AUTORI INVISIBILI - INCONTRI SULLA TRADUZIONE LETTERARIA, di Ilide Carmignani
Susanna Basso, Renata Colorni, Marino Sinibaldi
Giovedì 13 Marzo 2008, ore 17
Biblioteca delle Oblate, via dell'Oriuolo 26 - Firenze
presentazione di
IN UN MONDO SENZA CIELO, antologia della poesia palestinese
Giunti 2007, a cura di Francesca Maria Corrao,
traduzioni di Francesca Maria Corrao, Fulvia De Luca, Simone Sibilio.
con la partecipazione di
Giovanni Gozzini (Assessore alla Cultura del Comune di Firenze), Izzidin Elzir (Comunità Palestinese di Firenze), Severino Saccardi (Rivista Testimonianze)
e Vittorio Biagini (Laboratorio Nuova Buonarroti).
leggeranno poesie dall'antologia:
Bilal Murar (in arabo) e Elena D'Anna (in traduzione)
|
Zakariyā Muhammad |
زكريا محمد |
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Il patto |
صفقة |
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Abbiamo lasciato l’albicocco ormai senza vita lì, nel giardino. Ai piedi abbiamo piantato l’edera per vestirlo di verde dal tronco fino ai rami. |
في الحديقة شجرة مشمشٍ ميتةٌ تركناها واقفة ثم زرعنا أسفلها نبتةً متسلقة فغطتها الخضرة من الجذع حتى الغصن |
|
Ed ora l’albicocco è verde anche d’inverno. |
والآن خضراء شجرة المشمش حتى في كوانين |
|
E questa è la sostanza del contratto: alla morte i frutti e le radici e noi ci contentiamo delle foglie. |
وهنا جوهر الصفقة: الموت أخذ الجذر والثمرة ونحن رضينا بالخضرةِ الكذّابة |
Dinaw Mengestu si è aggiudicato il Guardian First Book Award con il suo Children of the Revolution.
Tra i vincitori delle passate edizioni, Zadie Smith e Jonathan Safran Foer.
In Italia il libro uscirà prossimamente presso Piemme (forza Luisa!)
Secondo il ben noto principio per cui a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria...:
Telefono.
«Ciao, come stai? Tutto bene con il lavoro?»
«Bene, tutto a posto. E tu?» [sospetta, mooolto sospetta questa insolita telefonata "di controllo"]
«Ci sarebbe un problemino...» [appunto, e quando aleggiano i diminutivi, di solito sono grane stratosferiche]
«Sai, l'autore del libro che era in consegna per marzo, quello del Sonasegastan...»
«Sì?» ["era" in consegna?]
«Viene a Torino per la fiera.»
Ettepareva. Il resto è ovvio, non c'è neppure bisogno che continui. Anticipare lancio, anticipare uscita, anticipare consegna, celafaivero? dimmichecelafaitiprego.
Ma certo! Tanto le cinquecentopagine su cui sto lavorando adesso non sono mica urgenti, no? Quindi se sparisco per un po', niente di grave, finisco di dividere il mar rosso, moltiplico un tot di pani e pesci che non si sa mai chi arriva per cena, e faccio 'sta traduzioncina al volo, eh? Che ci vuole?
Così abbiamo rimesso tutto a posto e non rischiamo di turbare l'immutabile armonia dell'universo, uno a uno e palla al centro. And indeed there will be time...
P.S.: questa volta l'editor è bruna...
In mancanza di tempo per fare di meglio, mi limito per ora a segnalare un articolo del Financial Times (com'è che i giornali "finanziari" hanno ottime pagine culturali?), in cui Antonia Byatt recensisce Miss Herbert, di Adam Thirlwell:
Miss Herbert is a thoughtful, and frequently hilarious, study of the nature of literary translation. It is also a work of art, a new form. Juliet Herbert was the English governess of Flaubert’s niece, Caroline. She wrote a translation of Madame Bovary, which Flaubert approved, and which has disappeared, unread. This ghost is a central character in a tale of conversations between writers, languages and forms.
(pare interessante)
Diverse altre recensioni in giro online, per esempio qui, qui e qui. Leggerò qualcosa di più appena riprendo fiato.
È una cosa che continuo a non capire. Ogni tanto mi capita di sbatterci il naso contro e continuo a non capirla. Perché gli editori, a stragrande maggioranza e nonostante qualche sparuta eccezione, sono fisiologicamente contrari alle traduzioni a quattro mani? Un motivo ci sarà, suppongo. Mi piacerebbe conoscerlo, ecco.
Capisco il timore di due “pezzi” di traduzione diverse per lessico e stile, cucite poi alla bell’e meglio prima della consegna, ma perché non fidarsi di traduttori che magari hanno già lavorato in coppia e con buoni risultati?
Per quanto mi riguarda, la traduzione a quattro mani e senz’altro più impegnativa in termini sia di tempo sia di vil pecunia (in parole povere: ci si mette più tempo e si divide a metà il compenso), ma la trovo estremamente remunerativa in termini di arricchimento professionale e personale, per tutta una serie di motivi: due occhi ci vedono meglio di uno; quello che a me sembra un periodo contorto all’altro risulta chiarissimo, e viceversa; una frase che mi è venuta male, perché mi ci sono annodata dopo averci ragionato troppo viene risistemata in un batter d’occhio dal collega che ci arriva a mente fresca, e viceversa; lui/lei rilegge il mio e io rileggo il suo: più difficile che qualche svarione sopravviva a questo doppio controllo; su tutti i problemi di interpretazione, resa, registro, ricerca, è inevitabile che quattro occhi, due cervelli, due istinti, due pance -- sì, si traduce anche di pancia -- e due esperienze di vita e di lavoro siano meglio di quanto può offrire una persona sola. E allora, visto che a poco più della solita tariffa si riceve un lavoro meglio rifinito, di fatto già sottoposto a una prima revisione (e vi assicuro che nessun revisore è mai più severo del collega con cui si traduce a quattro mani e che al libro ha dedicato almeno altrettanto tempo e impegno), perché gli editori vedono i lavori a quattro mani come il fumo negli occhi?
Tranne -- ovvio -- quando sono gli editori stessi a “spezzettare” senza misericordia un lavoro per ragioni di mole di lavoro e di tempi di uscita, incaricando poi un revisore di cucire i pezzi. Quando va bene, il revisore è uno dei traduttori che ci ha lavorato, e ci sono buone probabilità che riesca a dare una soddisfacente uniformità stilistica e lessicale al testo; a volte, purtroppo, e per le stesse ragioni di fretta che determinano lo spezzettamento, il revisore non ha mai visto prima quel libro e deve lavorare con i giorni contati, i traduttori non si conoscono neppure o non hanno mai lavorato insieme o non hanno la più pallida idea di cosa stiano facendo gli altri, con ovvi problemi di uniformità lessicale...
Da segnalare il recentissimo L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery, edizioni e/o*, in cui le due traduttrici -- Emanuelle Caillat e Cinzia Poli -- danno rispettivamente voce a due personaggi. Non ho ancora letto il libro, per adesso sul mio comodino nella pila dei “da leggere”, ma l’esperimento mi pare decisamente interessante.
* e/o dedica una piccola scheda anche ai traduttori: costa poco e fa bene!
Sul Corriere del 6 novembre interessante articolo di Dacia Maraini sulla traduzione, in occasione del convegno «Translation: Transfer, Text and Topic» tenutosi recentemente a Londra.
"La domanda che sottostava a tutti gli interventi era: la traduzione, ogni traduzione non è un arbitrio? E fino a che punto il traduttore mette del suo nella difficile pratica del trasferimento del testo da una lingua all'altra? Infine: in cosa consiste questo «altro»? Sono solo idee, sentimenti, intuizioni, invenzioni, gusti, ritmi, o anche ideologie, censure, distorsioni, prepotenze verbali, abuso? Lo scrittore inglese che abita in Italia da anni, Tim Parks, traduttore di Tabucchi, Moravia e Calvino, parte da una domanda apparentemente semplice: per tradurre bisogna in qualche modo rincorrere uno stile. Ma cos' è lo stile? Ed è traducibile uno stile personale? Non si rischia di creare scontri fra la lingua individuale e quella sociale? Non si rischia che la traduzione finisca per esprimere semplicemente una sovrapposizione di stili: quello del traduttore che copre e si innesta in quello dell'autore? Per essere riconosciuto in tempi di globalizzazione, dice Parks, uno scrittore deve essere tradotto in altre lingue. E qui il traduttore viene a confrontarsi con la storia dei Paesi e dei diversi sviluppi culturali. I grandi scrittori di solito criticano le convenzioni morali del Paese in cui vivono. Il traduttore deve conoscere e partecipare a queste operazioni critiche? Domande difficili a cui rispondere."
Martedì 30 ottobre a Pisa, ore 10.00, presso l'Aula Magna della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (via Santa Maria 85) si svolgerà l'incontro con Marco Vicentini (casa editrice Meridiano Zero) e Anna Rusconi, traduttrice del libro di Christopher Brookmyre, La magica arte del furto.
PISA BOOK FESTIVAL
Sala Byron, sabato 27 ottobre, ore 11.00-13.00
"Le vie infinite della traduzione letteraria. Cosa sceglie per il lettore italiano l'editoria indipendente e perché"
Fabio Cremonesi (Gran Vía), Antonio Melis (Università di Siena)
Claudio Messina (Robin), Lorenzo Ribaldi (La Nuova Frontiera)
Claudia Tarolo (Marcos y Marcos)
Coordina: Ilide Carmignani
Quattro editori indipendenti e un traduttore ci spiegheranno le dinamiche che portano una casa editrice a pubblicare certi testi e altri no, ossia cos'è e come si sviluppa una linea editoriale.
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